Il sessismo quotidiano raccontato dalle donne di tutto il mondo.

Nella Giornata internazionale della donna, abbiamo chiesto alle nostre lettrici da diversi paesi di dirci quali sono i problemi principali per le donne nei luoghi in cui vivono. Ecco cosa ci hanno detto.

Regno Unito

Mary, 57: ‘Abbiamo bisogno di più sostegno per le vittime di violenza domestica’.

Sono la madre di una giovane donna che è vittima di violenza domestica. Si sente impotente e delusa dalla mancanza di assistenza legale (il governo ha eliminato l’aiuto legale per i casi di violenza domestica e i finanziamenti a sostegno degli enti), e dalla mancanza di agenti di polizia che sappiano come gestire questi casi e forniscano le giuste informazioni. Mia figlia crede che nessuno sia dalla sua parte e pensa di non avere alcun potere. L’approvazione della legislazione, che include la prepotenza e il comportamento coercitivo nel ventaglio della violenza domestica, è stata una buona mossa, ma le donne hanno davvero bisogno di più sostegno per vincere questi casi. Hanno bisogno di sentirsi al sicuro e di sapere che siamo al loro fianco.

Chardine, 30: ‘Le molestie per strada e il razzismo sono all’ordine del giorno’.

Le molestie in pubblico, la misoginia e il razzismo sono una realtà quotidiana per le donne nere in questo paese. E se non ne siamo bersaglio, allora veniamo trattate come se fossimo invisibili. Potrei raccontare diverse situazioni in cui sono stata completamente ignorata per poi sentir elogiare la stessa cosa che avevo detto ripetuta da un uomo bianco. Quando combatti comportamenti come questo, ti dicono che sei una “donna nera arrabbiata” o che sei “troppo orgogliosa”. Abbiamo tutti bisogno di essere più aperti ad ascoltarci a vicenda e di smettere di metterci sulla difensiva quando qualcuno ci contesta dei comportamenti che opprimono gli altri.

Stati Uniti

Evelyn, 26: Ritrovo sempre le solite giustificazioni per la violenza sessuale’

La violenza sessuale e la cultura dello stupro creano ostacoli al vivere una vita piena ad ogni livello, e gli abusi sessuali colpiscono le donne con un’incidenza epidemica.

Sono sopravvissuta a stupro e abusi. Mi è stato fatto credere che quello che mi stava succedendo fosse normale. Ricordo le crisi, la paura, e l’orribile sensazione alla bocca dello stomaco tutte le volte che ricevevo un messaggio arrabbiato dal mio stupratore e molestatore. Anche se sono fuggita via da lui, mi vergogno ancora per aver “lasciato” che mi facesse del male. Adesso lavoro nel campo della prevenzione della violenza sessuale e domestica. Vedo sopravvissute ogni giorno. Siamo più forti di quanto pensiamo, e sono orgogliosa di far parte delle donne straordinarie che non lasceranno definire la propria vita dalla violenza.

Ma possiamo fare di meglio. Possiamo creare un mondo in cui non ci sia ogni giorni una minaccia che incombe su di noi. Dove ci sentiamo al sicuro perché siamo al sicuro. Vivo in un college. A seguito di una recente aggressione sessuale nel campus, il rettore dell’università ha dichiarato: “noi qui non tolleriamo questo tipo di comportamenti.” Se vogliamo cambiare il sistema e rendere il mondo più sicuro per le donne e le ragazze (e per qualsiasi persona) dobbiamo ammettere che, purtroppo, sono proprio quelli i comportamenti che vengono tollerati; ecco perché continua a succedere. Come comunità dobbiamo riconoscere i problemi della cultura dello stupro e della misoginia. Dobbiamo ammettere che siamo stati complici del perpetuarsi di entrambe, e che produrre un cambiamento significa prima di tutto cambiare noi stessi, non solo le persone che pensiamo siano il problema.

Estonia

Rebeka, 26: ‘C’è un enorme divario salariale’

C’è approssimativamente un 30% di divario retributivo tra uomini e donne in Estonia – e questo è dovuto in parte al fatto che le occupazioni sono estremamente separate. Gli uomini fanno lavori di costruzione e dirigono grandi imprese (guadagnando di più), mentre le donne lavorano nell’educazione o in altri impieghi pubblici. Sono una curatrice d’arte, il nostro settore è dominato dalle donne quindi non vedo grandi differenze di salario. In ogni caso, gli artisti maschi vendono certamente di più e vengono pagati di più per le loro opere. Ad esempio, Marko Mäetamm e Kaido Ole vendono di più e a prezzi più alti rispetto a qualsiasi altra donna della loro generazione. Sono sempre stata consapevole dei problemi del mio paese, sin da giovane, quindi quando ho iniziato a lavorare ho fatto in modo di negoziare il mio stipendio.

Il sessismo è evidente anche in politica e in tv. Nel 2014, il Minisitro delle Finanze Jürgen Ligi ha detto a Kaja Kallas, eurodeputata e figlia di Siim Kallas, in diretta, che i begli occhi grandi di solito stanno sopra a una bocca chiusa. Perché non si è scusato? O dimesso? Abbiamo solo due ministre al governo, e alcuni dicono che questa situazione potrebbe essere migliorata con una quota rosa, ma altri pensano che sia ridicolo. Io trovo ridicolo che ci siano così tanti ministri quando una gran numero di donne sono esperte in quest’area.

Iraq

Noor, 25: ‘Le donne disabili in Iraq devono affrontare grandi sfide’

Essere una donna disabile in Iraq significa far fronte a molte più discriminazioni di quante sarebbe costretto a subirne un uomo.

Sono caduta sulla schiena quando avevo due anni, e ho perso la capacità di camminare. Adesso ovunque vada la gente mi fissa e dice una parola araba che significa “povera te”. È davvero umiliante. Ricordo che una volta un agente di polizia all’università mi ha chiesto di scendere dalla macchina e di andare dentro l’edificio. Quando gli ho detto che non potevo camminare, lui ha risposto: se sei “handicappata” non dovresti uscire.

Se le donne con disabilità nel mio paese non vivono in famiglie mentalmente aperte, possono diventare prigioniere nelle loro stesse case. Nonostante il supporto della mia famiglia, non riesco a trovare lavoro perché le aziende non mi assumono. Non potrò sposarmi perché nessuna famiglia vorrebbe che suo figlio sposasse una donna con una disabilità.

Le donne in Iraq sono in genere considerate disuguali e viste come una proprietà dell’uomo. Non possono prendere decisioni senza che siano approvate da un uomo della famiglia. Dovremmo sensibilizzare i giovani al rispetto delle donne e far entrare in vigore delle leggi per proteggere i loro diritti.

Danimarca

Joëlle, 26: ‘C’è un numero patetico di donne in posizioni manageriali’

Il più grande problema femminista è la disuguaglianza strutturale sul posto di lavoro, in termini di disparità di stipendio e del numero patetico di donne nelle più alte posizioni manageriali.

La differenza di salario è molto comune, anche se la ricerca ha dimostrato che il divario è diminuito, con uno scarto medio approssimativo del 7%. In più, e penso che sia ancora più problematico, circa il 38% degli uomini intervistati ha ottenuto un aumento negli ultimi due anni, rispetto al solo 28% delle donne.

Sono ancora una studentessa e, fortunatamente per me, non mi sono imbattuta in nessuna differenza di stipendio fino ad ora. Comunque, quando facevo il master in gestione aziendale mi sono trovata dinanzi a una chiara mancanza di professoresse e di modelli femminili di successo nel mondo degli affari. Sicuramente esistono, ma il numero di donne ai vertici aziendali si aggira intorno al solo 10%.

Credo che molte giovani studentesse stiano permettendo che questa situazione continui, non considerando affatto la possibilità di occupare posizioni di potere per il solo fatto di non rendersi conto di avere tutte le possibilità del mondo. Mancano sia di convinzione che di esempi.

Irlanda

Hannah, 24: ‘C’è uno stigma riguardo l’aborto perché è illegale’

Il divieto costituzionale sull’aborto è il più grande problema femminista dell’Irlanda al momento. È illegale per le donne abortire, anche in caso di stupro, di incesto o quando la vita della donna è a rischio. È punibile fino a 14 anni di reclusione.

Non sono mai rimasta incinta quando non volevo, ma alcune mie amiche sono dovute andare nel Regno Unito o nei Paesi Bassi o in altri paesi dove l’aborto è legale per sottoporsi alla procedura. Spesso hanno dovuto pagare grandi somme, oltre ai costi del viaggio. Molte di loro hanno provato vergogna e si sono sentite stigmatizzate, dato che questa pratica è illegale in Irlanda. Come minimo dovremmo fare una legge per garantire un aborto sicuro e legale nei casi in cui la vita di una donna è in pericolo o quando la gravidanza è stata causata da stupro o incesto. In più, dobbiamo fidarci delle scelte delle donne e rispettare il loro diritto a decidere cosa succede al proprio corpo.

Paesi Bassi

Katya, 26: ‘L’industria del sesso nel mio paese è pericolosa’

L’industria sessuale è un grande problema nei Paesi Bassi, perché la prostituzione è legale; è considerata un lavoro come qualsiasi altro, ma non lo è. So quanto possa essere traumatico. Sono entrata nella prostituzione dopo essere stata una senzatetto quando avevo 21 anni – non avevo un lavoro né una casa e dovevo uscire da quella situazione.

Le mie esperienze mi hanno provocato una sindrome da stress post-traumatico, che si manifestava con attacchi di panico. Quando ero nel giro dell’industria del sesso mi sono sentita usata e violata. Ho sempre paragonato quello che facevo all’essere stuprata, perché non c’è un consenso reale. È sesso non voluto, e non stai dando il tuo consenso al sesso ma solo ai soldi, di cui hai bisogno per sopravvivere. Gli uomini possono anche essere piuttosto violenti. Molti di loro guardano i porno, dai quali prendono ispirazione anche nel modo di trattare le donne. Mi hanno usata per mettere in scena le loro brutali fantasie.

Se parliamo della posizione delle donne nei Paesi Bassi in senso più ampio, sicuramente potrebbe andare peggio. Abbiamo opportunità di lavoro e libertà, ma la posizione dell’industria sessuale è un grande problema.

Quello di cui abbiamo bisogno per ridurlo è cambiare la percezione che la prostituzione sia un lavoro regolare e ammettere che può essere molto dannoso per le donne. Servizi sociali che aiutino a contrastare le ragioni per le quali le donne sono costrette ad entrare nell’industria del sesso (povertà, dipendenza, problemi di salute e traffico sessuale) aiuterebbero molto.

Brasile

Luana, 19: ‘Vivo con la paura di essere stuprata’

L’aborto viene considerato un grande tabù perché è illegale e le donne possono essere recluse fino a tre anni se vengono scoperte. In sostanza, le donne brasiliane non hanno la totale libertà di decidere cosa fare con il proprio corpo, e molte donne muoiono ogni anno provando ad abortire, dato che sono costrette a farlo clandestinamente. La stessa grossa problematica è costituita dal grande numero di stupri che si verificano ogni anno, nei quali sono le vittime a venire incolpate dalla società.

Non sono stata interessata direttamente dalla legge contro l’aborto, ma ho visto quotidianamente donne che affrontavano questa questione, e vedendolo è impossibile non pensare che un giorno potrei essere nella stessa situazione. Vivo anche con la paura costante di essere stuprata visto che è così comune.

Il Brasile è un paese estremamente duplice in cui le donne non sono uguali agli uomini, fatto che ha un impatto su ogni cosa, dalle decisioni personali (non volere il matrimonio o almeno due figli è considerato qualcosa di cui vergognarsi) alle scelte professionali – c’è una grande differenza di salario tra uomini e donne.

India

Kathakali, 35: ‘Casi di violenza sessuale alla luce del sole sono registrati ogni giorno’

Il più grande problema femminista di questo paese è senza dubbio la sua mentalità chiusa. È stato questo atteggiamento a creare un ambiente insano di stupri, abusi su minori, molestie da parte di membri della famiglia, morti per dote, attacchi con l’acido ecc. Sebbene il paese abbia subito una forte evoluzione e stia realmente provando a progettare l’immagine perfetta della sicurezza per le donne e della neutralità di genere, le realtà sul campo sono decisamente diverse. Anche oggi, le donne che vivono in alcune città non si sentono sicure a tornare a casa da sole dal lavoro e casi di violenza sessuale hanno luogo ogni giorno alla luce del sole.

Un ambiente lavorativo prevenuto, le norme familiari convenzionali e i dogmi sociali conservatori hanno pesato anche sulle mie azioni e decisioni. Ci sono certe regole in quasi tutte le famiglie indiane – considerate una parte della nostra tradizione. L’abbigliamento di una donna, il suo linguaggio del corpo, il suo ambito lavorativo, il suo modo di comunicare con gli altri, le sue ore di lavoro; tutti questi fattori vengono esaminati, allo scopo di etichettarla. Anche sul lavoro le donne subiscono discriminazione e talvolta molestie dai colleghi maschi o dal capo stesso.

Indonesia

April, 21: ‘C’è la convinzione che le donne siano deboli e abbiano bisogno di protezione’

Il sessismo è ancora un grosso problema in Indonesia, e alcune persone credono che tu sia lesbica se sei femminista. C’è anche la convinzione, tra gli indonesiani più tradizionalisti, che le donne siano deboli e abbiano bisogno di protezione (e che quindi non possano rientrare a casa tardi o lavorare troppo). Quando esco con i miei amici, si sentono sempre in dovere di tenere d’occhio me e le altre ragazze. In sostanza, l’idea è che le donne debbano stare a casa.

Sono prevalentemente le persone all’antica a difendere queste convinzioni (nella mia famiglia lo fanno mia nonna e le mie zie), mentre le nuove generazioni sono più aperte. Mia madre era solita pensare che le donne non dovessero essere indipendenti, ma ora crede che debbano avere la propria vita e carriera. Alcune delle mie cugine hanno lasciato il lavoro quando si sono sposate, pensando che sarebbero state madri full-time. Sono piuttosto tristi per questo, ma continuano ad arrendervisi – come se fosse una conseguenza naturale dell’avere un marito. Dicono di non avere altra scelta che crescere i loro figli a casa. Vorrei che le persone diventassero più consapevoli e cambiassero alcune di queste convinzioni antiquate.


Fonte: The Guardian, Il sessismo quotidiano raccontato dalle donne di tutto il mondo di Sarah Marsh.
Traduzione: Beatrice Serra.

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