Il Neomachista, 10 frasi per riconoscerlo.

Traduzione da LaReplica, El Neomachista , 10 frases para detectarlo di Marta Guelfo Marquez, a cura di Beatrice Serra.

A volte risulta molto faticoso avere a che fare da tutte le parti con la prospettiva di genere. Quando si entra in contatto con il femminismo, quando entra davvero a far parte della nostra vita, quando si mescola con la nostra identità e con la nostra personalità, raramente si torna indietro.

Guardare il mondo con occhi nuovi ci permette non solo di vedere, ma anche di osservare, analizzare, scoprire, discutere, indicare, e soprattutto spiegare. Applicando la prospettiva di genere, troviamo spiegazioni a molte situazioni e fatti che, apparentemente, non avevano una risposta evidente: i posti di potere, gli stereotipi, il canone di bellezza, lo spazio pubblico, la violenza di genere, il divario retributivo e un lungo eccettera che ha bisogno di essere messo in discussione e analizzato dalla prospettiva di genere.

Quando applichiamo questa prospettiva a livello macrosistemico, lontano e astratto, è più semplice ottenere consenso, dato che la disuguaglianza risulta più evidente e riguarda meno (apparentemente) la vita di tutti i giorni. Riconosciamo facilmente e accettiamo come vero il fatto che non abbiamo presidentesse, che esiste un tipo di violenza specifica sulle donne, o che le madri si addossano tutto il peso della cura della casa. Ma cosa succede quando la applichiamo a livello microsistemico, a ciò che è vicino e tangibile? Quando mettiamo in discussione e notiamo il machismo a cui siamo soggette giorno per giorno, che è vicino, che fa parte della nostra vita… è lì che dobbiamo lottare contro il Neomachista.

Al giorno d’oggi non è facile dichiararsi apertamente machista, dato che è una parola che si relaziona con valori indesiderati e addirittura antiquati. E non è una casualità, è il frutto della lotta secolare delle donne. Per questo il machismo si veste in modi nuovi, è meno evidente e prova a diventare più sottile, ma il suo obiettivo rimane quello di mantenere i privilegi propri del patriarcato.

Non è facile lottare giorno per giorno contro il Neomachista. Ma dato che in certe occasioni è più facile arrivare alle persone attraverso il dialogo sereno, paziente, intelligente e addirittura attraverso l’umorismo, è bene disporre di un decalogo di individuazione e risposta ai suoi commenti. Ecco a voi, il Neomachista:

1) Io non sono femminista né machista, credo nell’uguaglianza. Questo è un errore molto frequente prodotto dall’ignoranza. Il femminismo è un movimento che rivendica l’uguaglianza di diritti tra uomini e donne. Il machismo è modellato da atteggiamenti, condotte e convinzioni sulla superiorità dell’uomo rispetto alla donna.

2) Esiste anche la violenza di genere contro gli uomini. La violenza di genere non avviene da parte della donna sull’uomo perché viviamo in un sistema ideologico e culturale che non opprime l’uomo, ma la donna. La violenza di genere avviene nella coppia o ex-coppia da parte dell’uomo sulla donna, e affonda le sue radici nel patriarcato, nell’androcentrismo, nel sentimento di possesso e nell’idea tradizionale di amore romantico. Dà forma a un fenomeno sociale che si ritrova in tutte le culture e provoca solo nel nostro paese l’uccisione di 50, 60 o 70 donne ogni anno per mano del proprio partner o ex-partner. Ciò comporta pertanto una situazione di emergenza che ha bisogno di risposte educative, sociali e politiche concrete.

3) Esistono molte denunce false. Secondo la Procura Generale, la percentuale di denunce false in materia di violenza di genere si aggira intorno allo 0,018%. Questa cifra parla da sola.

4) Sei una feminazi. Non esiste una cosa del genere. La parola feminazi è stata inventata dal neomachismo per demonizzare e ridicolizzare il movimento femminista. Questa parola è stata usata addirittura da rinomati neomachisti come Arturo Pérez-Reverte per attaccare il femminismo.

5) Il linguaggio inclusivo è una sciocchezza, finiremo per dire sedie e sedii. L’uso del linguaggio è importante dal momento che è grazie alle parole che costruiamo il nostro pensiero e le nostre rappresentazioni mentali. Quello che non viene nominato non si vede, e quello che non si vede non esiste. Il nostro linguaggio è stato regolato in base ai valori sociali e culturali dominanti, patriarcali ed androcentrici, ed è questo il motivo per cui deve essere messo in discussione. Usare come argomentazione il femminile e il maschile in qualsiasi sostantivo è un tentativo di ridicolizzare il linguaggio non sessista, e non ha fondamento dato che non c’è bisogno di differenziare il genere in quei sostantivi che di per sé non hanno sesso biologico né genere.

6) Siete troppo noiose con questa storia del femminismo. Sì, ci sono giorni in cui ci svegliamo con la voglia di lottare e rivendicare i nostri diritti e la nostra posizione in qualsiasi ambito delle nostre vite. Anche in quei contesti e in quelle situazioni in cui la disuguaglianza non si nota facilmente.

7) Non è molestia, è un complimento. Un complimento è qualcosa di gradevole che si dice a qualcuno di conosciuto con rispetto e con l’intenzione di motivare e/o far piacere alla persona a cui lo stiamo dicendo, o per mostrare affetto. Fischiare e/o urlare per la strada a una donna sconosciuta qualcosa di relazionato con il suo aspetto, il suo corpo o i suoi vestiti è molestia verbale.

8) Non mi interessa che sia un uomo o una donna, quello che importa è la persona. Questa argomentazione è ripetuta spesso da organismi politici o sociali quando si tratta il tema della parità in liste o incarichi. Per questioni legate all’educazione, alla socializzazione, agli stereotipi e alla mancanza di referenti è probabile che il protagonismo, la leadership e il potere nelle organizzazioni finisca per essere maschile. Strumenti di parità come le liste cerniera promuovono una partecipazione maggiormente egualitaria e rappresentativa.

9) Dovrebbe esserci anche una festa dell’uomo. L’8 marzo è stata dichiarata la Giornata Internazionale della Donna Lavoratrice dall’ONU nel 1975. Commemora le lotte delle donne operaie che rivendicavano i loro diritti e l’uguaglianza sociale. Attualmente viviamo ancora in una società che opprime la donna e in cui la disuguaglianza in ambito lavorativo, economico, politico e familiare continua ad essere evidente, motivo per cui continuiamo a lottare e rivendicare i nostri diritti ogni giorno, specialmente l’8 marzo.

10) Abbiamo già raggiunto “l’uguaglianza”. Credere che le donne siano su un piano di parità in tutti gli ambiti della vita è un errore frequente. La sottorappresentanza politica, il divario salariale, le donne uccise dal proprio partner, il glass ceiling o il sovraccarico di attenzioni indicano tutto il contrario: viviamo in una società disuguale.

Quando la prospettiva di genere ci tocca da vicino viene messa veramente in evidenza la minaccia ai privilegi, ed è questo il momento in cui fa male: il fatto che vengano contestati fa sì che il Neomachista si metta sulla difensiva.

Per questo il femminismo dà fastidio; per questo il femminismo, come dice Nuria Varela, è un impertinente che mette in discussione l’ordine stabilito. Ma è esattamente lì, nella misura in cui segnala, polemizza e ci permette di spiegare anche le forme più sottili di oppressione, che il femminismo diventa necessario per procedere nella direzione di una società egualitaria. È per questo che il femminismo è necessario, perché ci fa crescere; il femminismo è necessario per essere felici.

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