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Giochi per l’infanzia: sessisti e genderizzati.

Accedo al meraviglioso mondo dell’Internet e mi capita di leggere un brevissimo articolo di un magazine spagnolo, ElDiario. Questo riporta la testimonianza di due genitori rimasti basiti dalla differenziazione, del tutto culturale e per questo arbitraria, dei giochi per l’infanzia: ci sono quelli “per bambini” e quelli “per bambine”. Queste le due testimonianze, tradotte:

L’altro giorno ho comprato una bicicletta per mio figlio da Alcampo (catena di supermercati, ndt). Il piccolo può andare veloce come Saetta McQueen, ma se fosse stata una bambina non avrebbe avuto la possibilità di pedalare rapida come Sally, il personaggio femminile del cartone animato “Cars”. No, a lei sarebbe toccato ricevere una bicicletta rosa “da principessa”. Con incluso un seggiolino posteriore per trasportare un figlio, non succeda che si dimentichi il suo ruolo di futura mamma.

Carlos

Queste invece le parole di Vìctor, indignato che il mercato proponga in maniera sessista delle batterie – sì, delle batterie! – per maschi e per femmine.

Sono andato a comprare un regalo per una nipote appena nata e ho optato per una lampada che proietta le stelle colorate sul soffitto, per quando va a dormire. Andando a pagare, la dipendente mi ha offerto le batterie per il dispositivo poiché non erano incluse. Ho detto di sì e lei mi chiesto se erano per un bambino o una bambina. Sono rimasto senza parole. Batterie per bambino o per bambina? In effetti, quelle per le bimbe erano rosa con immagini di principesse, quelle per i bimbi erano azzure e con cavalieri e cose del genere. Non ho frenato il mio stupore e ne ho informato l’impiegata, che si è sentita in imbarazzo rendendosi conto grazie al mio commento che era qualcosa di veramente machista.

Vìctor

La genderizzazione dei giocattoli e dei materiali formativi per l’infanzia è un problema sociale da risolvere, sintomo di una cultura sessista. Produttori, editori e negozi dovrebbero superare la stantìa retorica dei giochi “per maschi e femmine”, e produrre materiale neutro per l’educazione, l’apprendimento e il gioco.
Altre categorizzazioni sarebbero molto più utili: per tematiche, ad esempio, o per funzioni.
Quanto sarebbe bello, per un genitore o un educatore, poter orientare il comportamento d’acquisto rivolto ad un/a bambino/a in base alle esigenze “formative” della piccola creatura!

E mi domando: dando un orientamento di genere così precoce ai piccoli non si rischia di influenzare lo sviluppo delle loro abilità e delle loro preferenze, arrivando quindi a condizionare il loro modo di essere, un giorno, adulti?

La risposta è sì, e molti dati interessanti sono stati aggregati dagli attivisti della campagna di sensibilizzazione inglese Let toys be toys.

Girls-attitudes-Dec13
L’87% delle ragazze pensa che le donne siano giudicate più per il loro aspetto che per le loro abilità.

Let toys be toys spiega perché è importante che i giochi siano semplicemente giochi, puntando a sovvertire le logiche sessiste retrostanti la loro produzione. Riporto, traducendo, quanto scritto sul loro sito:

Il gioco è fondamentale nello stabilire come i bambini si sviluppano e conoscono il mondo. Nel campo dell’educazione è riconosciuto che i bambini hanno bisogno di giocare esperienze diverse e di accedere a una gamma di giocattoli. I giocattoli focalizzati sull’azione, la costruzione e la tecnologia affinano le capacità spaziali, favoriscono la capacità di problem-solving e incoraggiano i bambini ad essere attivi. I giocattoli incentrati sull’interpretazione di ruoli e su piccole forme di teatro, permettono esercitare le abilità sociali. Infine, le arti e i piccoli mestieri servono per affinare le capacità motorie e la perseveranza.

Ragazzi e ragazze hanno bisogno di avere la possibilità di svilupparsi in tutti questi settori, ma molti negozi dividono i giocattoli in sezioni “per maschi” e “per femmine”. Le costruzioni e i giochi tecnologici sono prevalentemente commercializzati per ragazzi, mentre i gioco di ruolo, le arti e i piccoli mestieri sono prevalentemente commercializzati per le ragazze. In questo modo a perderci sono entrambi.

E ancora:

Come i giocattoli sono etichettati e visualizzati colpisce le abitudini di acquisto dei consumatori. Molte persone si sentono a disagio nell’acquistare un giocattolo rosa per un bambino o a comprare per una bambina un giocattolo etichettato come ‘per ragazzi’.

Altri consumatori possono semplicemente non essere consapevoli che le possibilità di scelta date dall’offerta siano ristrette. Potrebbero non notare che i kit di scienza e i giochi di costruzione mancano negli scaffali “per ragazze”, o che l’arte e i piccoli mestieri così come i giochi a tema cucina manchino dalle aree “per ragazzi”.

Se non ne viene mai offerta la possibilità, un/a bambino/a potrebbe non scoprire mai se si diverte con un certo giocattolo o stile di gioco. E loro prendono da questi messaggi le informazioni su ciò che “dovrebbe piacere” alle ragazze e ai ragazzi.

Loro sono alla ricerca di modelli e regole sociali: capiscono la regola di genere “Questo è per i ragazzi e questo è per le ragazze”, proprio come allo stesso modo  imparano altre regole sociali, comenon picchiare“.
Questi confini rigidi allontanano i bambini dalle loro vere preferenze, e forniscono un terreno fertile per il bullismo.

Segnalo infine questo articolo scientifico: Negative stereotypes about boys hinder their academic achievement, Society for Research in Child Development, 2013.

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